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Buddha
L’uomo che si è soliti chiamare con il titolo onorifico di Buddha “Illuminato” è un personaggio storico. Secondo una cronologia un po’ vecchia, ma non ancora soppiantata, nacque intorno al 563 a.C. nel territorio dell’attuale Nepal e morì all’età di 80 anni, intorno al 483 a.C. dopo 45 anni di attività didattica. La tradizione narra che Maya, la madre di Siddharta, quando si avvicinava il momento del parto, partì dal Nepal, dalla casa del marito, il raja Suddhodana, per andare a Devadaha, dai suoi genitori, affinché la madre potesse assisterla. Ma prima di arrivare fu colta dalle doglie e mise al mondo il bambino sotto un albero, in vicinanza del villaggio di Lumbini.
Il particolare di una xilografia rappresenta Maya che si sostiene al ramo di un albero di sala e il bambino Siddharta, che è uscito dal suo fianco senza procurarle dolore, con l’atteggiamento delle mani manifesta la sua intenzione di diventare maestro del mondo. Tre dei sorreggono un telo per accogliere il neonato, il quarto dio è in ginocchio al cospetto del futuro “maestro degli dei e degli uomini” e gli rende omaggio offrendogli un fiore a mani giunte.
La dottrina rivelata dal Buddha (dharma), perfezionata nel corso dei secoli, e l’ordine monastico da lui fondato (sangha) sono vivi tuttora, però non più dove sono nati, nell’India settentrionale, ma nei paesi confinanti con l’India a nord, a est ed a sud. Buddha, Darma e Sangha, definiti i tre gioielli (triratna), in arte vengono rappresentate frequentemente come tre pietre preziose unite.
Buddha, Siddharta Gautama, non si riteneva un dio ma un maestro elevatosi al di sopra del mondo grazie al raggiungimento dell’illuminazione (bodhi) e della redenzione (nirvana). Si considerava un “indicatore della via della liberazione dal dolore” e sosteneva di non avere il potere di salvare i suoi discepoli ma soltanto quello di indicare loro al via della salvezza. Rifiutava ogni venerazione e qualunque omaggio che superasse il normale rispetto. Come personaggio storico Buddha balza fuori dai testi con una chiarezza molto superiore all’evidenza che i testi forniscono al Cristo storico. Le arti figurative incominciano a rappresentare Buddha 450 anni dopo al sua morte, ritraendolo come un superuomo, non come il personaggio storico che era stato, attingendo alla leggenda nel frattempo sorta.
Innumerevoli sono le rappresentazioni del Buddha, dal momento che la religione buddista, dal nord dell’India, si propagò rapidamente in tutta l’Asia, e si stima che vi siano circa 500 milioni di fedeli buddisti e che in alcune regioni, specialmente in Tailandia, sia piuttosto comune la consuetudine di portare un amuleto che raffigura un piccolo Buddha, che protegge chi lo indossa anche da morte precoce. Conosciuto con il nome Pha, la figura del Bodhisattwa o Buddha che ride, immagine popolare, viene rappresentato seduto a gambe incrociate, sorridente, viso tondo, orecchie lunghe, un po’ soprappeso e un ventre pronunciato. Viene considerato un simbolo decisamente fortunato.
Il Bodhisattwa conosciuto anche con il nome di Maitreya Buddha, o Buddha futuro, è il simbolo della felicità, della gentilezza e della gioia innocente. Si credeva, inoltre, che portasse grandi ricchezze e nella Cina antica era il patrono dei gioiellieri. Il suo ventre tondo simboleggia la rappresentazione tangibile della felicità e della ricchezza; si presume che rifletta l’idea che Pha non solo possa permettersi di nutrirsi bene ma che sappia anche trarre gioia dal nutrimento. Si racconta che se si accarezza il suo ventre almeno una volta al giorno, si avranno più probabilità di poter conseguire buona fortuna.
Padma Sambawa, invece, è ritenuto uno dei fondatori del buddismo tibetano e come tale viene onorato per cui la sua immagine viene portata da molti tibetani come amuleto protettivo. Da alcuni fedeli osservanti è considerato “il secondo Buddha”. Padma Sambawa rappresenta, con la propria immagine, l’espressione più colorata e magica del buddismo tibetano, in contrasto con altre tradizioni più antiche e monastiche. Questi due aspetti non avrebbero mai potuto convivere senza conflitti, eppure riuscirono a fondersi realizzando un connubio che riuscì a soddisfare da un lato l’anelito soprannaturale che caratterizzava i seguaci della primitiva religione Bon e, dall’altro, il desiderio di ordine e dottrina del Buddismo.
Alla luce di questi fatti appaiono chiare le ragioni per cui l’amuleto riproduca l’immagine di Padma Sambawa e sia diventato così popolare nel Tibet. Fin dal secolo VIII Padma Sambawa protesse le persone dagli spiriti maligni; dopo oltre mille anni, sotto forma di amuleto, svolge ancora il suo ruolo.

Bibliografia:
H.W.Shumann – Immagini Buddiste – ed. Mediterranee, 1989
D.Morris – Amuleti e talismani – Ed. Tecniche Nuove, 2000.


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