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Appunti di viaggio.04 - TramontiIl saluto al sole
Recandosi sulla spiaggia, nel pomeriggio, e cioè poco prima del tramonto - perché nelle zone così vicine all’equatore fa notte molto presto - si incontrano, più che bagnanti, persone del posto che cercano di vendere qualche oggetto lavorato artigianalmente: scatole di ebano intagliate magistralmente, statue di Ganesha o di Rama e Sita, braccialetti d’argento…
Sullo sfondo, a dominare tutto, una sfera arancione sospesa a metà fra cielo ed oceano. |
| | Quando il sole inizia a calare giù ed è più prossimo alla linea dell’orizzonte, all’improvviso i balinesi – che fino ad un minuto prima avevano insistentemente tentato di vendere le loro poche merci, proponendo uno speciale “sunset price”, restano come pietrificati.
Sagome ambrate, sedute a gambe incrociate, le schiene dritte e gli occhi fissi, tesi nel contemplare una scena, come fosse la prima ed unica chance di poter ammirare uno spettacolo irripetibile: il tramonto!
Tutto si ferma. Attività “commerciali”, massaggi tradizionali che molte donne praticano sulla riva, chiacchiere fra amici…tutto rimane procrastinato a dopo il calar del sole. Non sembrano neanche respirare. Quasi in trance restano, finché del disco rosso – che ha tinto l’orizzonte di violetto, indaco, arancio e cremisi - non rimane neanche più uno spicchio sottilissimo. Terminato lo spettacolo, tutti – quasi simultaneamente – si sollevano dalle loro posizioni senza far leva sulle braccia, riprendendo esattamente le loro attività da dove le avevano sospese solo pochi minuti prima!
Un po’ di anni fa anche io andavo sovente ad ammirare il tramonto, ed era spontaneo comportarsi come loro. Finché il sole rimaneva ancora un po’ alto le chiacchiere, le risate, le considerazioni sulla giornata trascorsa, fluivano nel dialogo, pacate e tranquille.
C’era, però, un momento, una specie di comando supremo dato dall’astro calante, che - all’improvviso - imponeva il silenzio, imponeva di essere ammirato, riverito nella sua magnificenza, ed effettivamente lo spettacolo dei colori non è mai lo stesso!
Il posto dove mi recavo allo “spettacolo” del tramonto, da poco tempo non c’è più.
Kerang Mas, "la conchiglia d'oro", era un piccolo bar, lo chiamavamo “il baretto”: nulla più di una capannina di bambù, con il tetto di paglia, dove passeggiavano i gechi lanciando i loro richiami, in una curva del lungomare, con alcuni tavoli piuttosto sgangherati, sulla spiaggia, recintati da assi basse e piatte, che mi ricordavano il recinto della casa di Paperino. Adesso stanno lavorando ad una grande strada, ed il piccolo bar è scomparso. |
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