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Appunti di Viaggio.02 - BaliBali è conosciutissima.
Quando arrivo lì – dopo sedici ore di viaggio - sento quasi unicamente parlare italiano: coppie in viaggio di nozze, surfisti, uomini in cerca di “avventura” (non certo avventure da Indiana Jones!).
Quello che si sente, non appena sbarcati all’aeroporto, è l’aroma del frangipani.
La prima volta in cui ci sono andata (trenta e passa volte fa) lo Ngura Rai - l’aeroporto di Denpasar - quasi non esisteva. Era una pista con, alla fine, una capannina alla quale si accedeva, un po’ di persone alla volta - date le dimensioni ridottissime - scendendo dall’aereo e raggiungendola a piedi. Niente navette, niente di niente. Tutto intorno un aroma che scambiai per il profumo dell’ambra solare.
Pensai, dentro di me, che l’isola – essendo meta di turisti “da mare” - fosse impregnata dell’odore degli oli solari. Che stupida! Erano quegli alberi dal fusto quasi vellutato, carichi di fiori bianchi, con la parte più interna del calice di un giallo solare, con i loro petali spessi e carichi di linfa, capaci di resistere, recisi, ad un intero giorno di caldo tropicale, usati come dei gioielli dalle donne dell'isola per adornarsi e rubare anche un po' della loro fragranza delicata ma persistente, ad emanare quel profumo che – più tardi – è diventato, per me, l’emblema dell’isola. |
|  "The girls Nyoman and Ketut" (part.).
Rudolf Bonnet (1895-1978) Pastel on paper
Collection of Neka Art Museum Ubud - Bali. |
|  Bali è anche chiamata l’isola degli dei. L’Induismo, qui, ha subito delle modifiche sostanziali. Vi sono le caste, come in India, ma manca l’ultima: la casta degli intoccabili, i paria. C’è un grande desiderio ed una disponibilità alla “fratellanza”. Questo fa sì che i balinesi induisti – soprattutto quelli che vivono nell’interno dell’isola, e che hanno minori rapporti con i turisti occidentali - siano spontanei ed affabili: sono un popolo gentile!
Vivo in una città di mare e lo adoro. Non sono una di quelle persone, però, che ai primi accenni di tepori estivi si precipita in spiaggia, anzi: ci vado rarissimamente. Il mare, però, quando c’è lo si sente. Non saprei spiegarlo meglio di così ma si sa che esiste e c’è: è lì, e cambia la vita. Rimanere seduti un’ora su di una spiaggia deserta a guardare il mare, per me, equivale ad una specie di meditazione. Si avverte il senso di potenza, di spazio e di profondità, e, avvolti dal sublime, ne siamo accolti, come prima di nascere.
L’oceano moltiplica queste sensazioni. Potenza, accoglienza, timore reverenziale, senso di grandezza, tutto questo insieme ed anche tanto altro.
Quando si arriva a Bali, si sta sull’oceano quasi fino a poggiare le ruote sulla pista. Ancora in volo, prima di toccare terra, ciò che si vede è l’immensità dell’oceano. L’aereo vola bassissimo, tanto da poter vedere le persone dentro le imbarcazioni tipiche dell’isola, snelle ed affilate, che sembrano tagliare la tavola azzurra. |
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